Scintigrafia ossea

da Redazione Iunoy,

Che cos’è la scintigrafia

La scintigrafia è una tecnica di indagine diagnostica che permette di ottenere immagini degli organi interni attraverso la somministrazione di una sostanza radioattiva che viene captata elettivamente dall’organo in esame.

Perciò, nel caso, per esempio, della scintigrafia miocardica, il radiofarmaco andrà a depositarsi nel tessuto sano del cuore, mentre le zone che presentano anomalie non accumuleranno il composto radioattivo.

In questo modo la scintigrafia permette di ricavare preziose informazioni sulle funzioni biochimiche dell’organo esaminato attraverso contatori a scintillazione posti esternamente in prossimità dell’organo in cui gli isotopi radioattivi sono stati metabolizzati.

La tecnica scintigrafica viene utilizzata principalmente con due finalità:

  • studiare la morfologia di un organo e le sue eventuali anomalie
  • per diagnosticare patologie nei seguenti organi:
    • tiroide
    • fegato
    • rene
    • cervello
    • polmone
    • pancreas
    • milza
    • scheletro

Esistono effetti collaterali della scintigrafia?

La scintigrafia è generalmente una tecnica semplice ed indolore, nonostante spesso il tracciante radioattivo o radiofarmaco debba essere somministrato per via endovenosa.  Tra gli isotopi più utilizzati, vi sono lo iodio 131 e l’oro colloidale 198 per le indagini sul fegato, il cromo 51 per l’esame della milza e albumina marcata con iodio 131 per l’indagine sull’encefalo. Le dosi di isotopo somministrate sono molto basse e non comportano rischi significativi per il paziente.

Per maggiore precauzione l’esame della scintigrafia è comunque sconsigliato nei seguenti casi:

  • in gravidanza
  • nelle donne in età fertile la scintigrafia viene generalmente effettuata entro i dieci giorni successivi all’inizio dell’ultima mestruazione in modo da escludere il rischio di una gravidanza in corso.
  • durante l’allattamento, in quanto alcune sostanze radioattive possono passare nel latte materno

Gli esami di scintigrafia si distinguono quindi in:

  • scintigrafia ossea
  • scintigrafia tiroidea
  • scintigrafia miocardica

La scintigrafia ossea

La scintigrafia ossea viene utilizzata per diagnosticare la presenza di eventuali alterazioni vascolari e metaboliche delle ossa.

A tale scopo si utilizzano farmaci radioattivi somministrati per via endovenosa che vanno a fissarsi a livello dell’osso in proporzione alla sua attività metabolica. Lo scheletro viene fotografato in toto da un’apparecchiatura chiamata gamma camera.

Dalle immagini si ottengono informazioni sull’anatomia e sul metabolismo dell’osso, rivelando eventuale presenza di patologie benigne o di natura tumorale.

La scintigrafia ossea è usata in diversi ambiti tra cui:

  • oncologia
  • ortopedia
  • reumatologia.

La scintigrafia ossea è un esame altamente sensibile, ma non è in grado di diagnosticare la natura dell’anomalia riscontrata. Per questa ragione è necessario spesso associarlo ad esami radiologici o alla risonanza magnetica.

La scintigrafia ossea ha la caratteristica di riuscire ad identificare alterazioni ancora prima della manifestazione dei sintomi. Per questa ragione viene spesso utilizzata dopo la diagnosi di neoplasie e per valutare l’effetto del trattamento utiizzato e per evidenziare l’eventuale presenza di metastasi a livello osseo.

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La scintigrafia ossea viene principalmente utilizzata per:

  • identificare i tumori dello scheletro e delle metastasi ossee, al loro sorgere e seguire il loro sviluppo. Tra i tumori che piu’ frequentemente danno metastasi ossee sono:
    • cancro alla prostata
    • alla mammella
    • al polmone
    • al rene
    • alla vescica
  • riconoscere patologie infiammatorie osteo-articolari, come:
    • artrite reumatoide
    • microfratture
    • necrosi alla testa del femore
    • algia in sede di protesi ortopediche
    • algoneurodistrofie
    • valutazione della vitalità di impianti ossei

Come si esegue la scintigrafia ossea?

Inizialmente il medico effettua una serie di domande al paziente per tracciare la sua storia clinica, includendo informazioni in merito ai farmaci utilizzati in passato o in uso corrente e in merito alla patologia in atto.

Dopodiché’ si procede con l’esame diagnostico per cui è necessario che il paziente si privo di qualsiasi oggetto metallico come collane, orologi, spille, orecchini, orologi ecc

Viene somministrato il radiofarmaco al paziente per via endovenosa  e a  questo punto, a seconda della tecnica utilizzata, possono essere o meno rilevate alcune immagini iniziali.

In questo caso il paziente deve restare sdraiato sul lettino per una ventina di minuti.

Successivamente a questa prima fase il farmaco necessita di almeno 3 o 4 ore per fissarsi nelle ossa.

In questa fase la parte del radiofarmaco che non viene legata viene filtrata dal rene e espulsa attraverso le urine. È pertanto necessario bere almeno mezzo litro d’acqua per agevolare l’eliminazione del prodotto radioattivo non necessario.

Inoltre, per la stessa ragione  è importante svuotare la vescica frequentemente, anche prima della stessa scintigrafia, visto che una vescica piena tende a coprire le le ossa del bacino e ostacola il buon esito dell’esame.

Per precauzione il paziente deve rimanere in attesa a distanza dai famigliari ed accompagnatori e il paziente deve fare attenzione di non macchiare indumenti o pelle con l’urina.

Due o tre ore dopo l’iniezione il paziente è invitato a sdraiarsi sul lettino in posizione supina e restando il più possibile immobile mentre l’apparecchio che registra le radiazioni emesse dal paziente vengono fatte scorrere lungo il corpo per un tempo variabile dai 15 ai 30 minuti.

In tutto l’esame richiede circa quattro ore, tempo che può variare in base alle necessità cliniche del paziente assistito.

Si richiede che prima di una scintigrafia ossea il paziente si idrati adeguatamente affinché la qualità delle immagini possa essere migliore e allo stesso modo dopo l’esame l’assunzione di liquidi facilita l’eliminazione del radiofarmaco.

Sebbene il paziente può riprendere le sue attività regolari senza alcuna controindicazione, per un’ulteriore precauzione il paziente è invitato a non avere alcun contatto con bambini piccoli o donne in gravidanza.

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