Reflusso gastroesofageo: quali sono i rimedi?

Salute da Redazione Iunoy,

Reflusso gastreoesofageo: alcuni dati

Il reflusso gastroesofageo è un problema piuttosto comune, ma spesso viene affrontato con leggerezza.

Alcuni dati:

  • Circa il 10-20% della popolazione in Europa ne soffre
  • Curiosamente molto meno diffuso in Asia
  • Il picco di incidenza della patologia si registra intorno ai 35-45 anni.
  • Le situazioni più gravi, con complicanze, sono rare nei giovani e più frequenti nella terza e quarta età

Reflusso gastreoesofageo: di cosa si trata?

Come per altre patologie (es. ipertensione), sono diverse le persone che ne soffrono e in molti casi nemmeno lo sanno. Questo perché sottovalutano i sintomi o scelgono soluzioni “fai da te”.

In alcuni casi, può essere fonte di dolori al basso ventre.

Il reflusso gastroesofageo si verifica nel momento in cui i succhi gastrici entrano in contatto con la parete dell’esofago (canale lungo 25-30 cm che fa da collegamento tra la bocca e lo stomaco); ciò determina una sensazione di bruciore dietro lo sterno e rigurgito acido.

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Normalmente, quando si mangia, l’esofago ha il compito di far defluire il cibo verso il basso, questo grazie sia alla forza di gravità che a movimenti ritmici messi in atto dal nostro organismo.

Il passaggio di quanto abbiamo ingerito (bolo alimentare) dall’esofago allo stomaco, è regolato dello sfintere esofageo inferiore. Si tratta di una valvola che si apre per consentire:

  • il passaggio del cibo
  • l’eruttazione
  • il vomito

Richiudendosi, impedisce la risalita verso l’alto dei succhi acidi (gastrici) presenti all’interno dello stomaco.


Se
la valvola non funziona correttamente, i succhi risalgono in momenti diversi dal normale passaggio e vanno così ad irritare la mucosa presente all’interno dell’esofago, dando luogo ai caratteristici sintomi da reflusso gastroesofageo.

Il suo verificarsi sporadico non deve allarmarti. Il passaggio di acido, infatti, è un’attività fisiologica del nostro corpo e avviene naturalmente dopo mangiato.

Tuttavia, la condizione descritta sopra diventa patologia se l’evento è frequente e/o il contenuto gastrico è troppo acido.

 

Reflusso gastreoesofageo: quali sono le cause?

In breve:

  • Malfunzionamento dello sfintere esofageo inferiore
  • Rallentato svuotamento gastrico
  • Ridotta motilità dell’esofago
  • Alterazioni salivari
  • Alterazione della peristalsi esofagea
  • Gravidanza
  • Obesità
  • Fumo
  • Ansia e stress
  • Ernia iatale

1) Come visto, la causa prima del reflusso gastroesofageo è il malfunzionamento dello sfintere esofageo inferiore. La domanda è: cosa provoca questa anomalia di funzionamento?

La stessa può dipendere da diversi fattori:

  • Alimentari
  • Anatomici
  • Funzionali
  • Ormonali
  • Farmacologici

É il tono dello sfintere a costituire una barriera che protegge l’esofago dal rigurgito in eccesso degli acidi, rappresentando quindi l’elemento meccanico anti-reflusso più importante.

2)La seconda causa più rilevante ha a che fare con il rallentato svuotamento gastrico.

Quando mangiamo, il cibo che ingeriamo (triturato ed amalgamato con la saliva) passa attraverso l’esofago e giunge allo stomaco, dove permane per un tempo variabile.

All’aumentare del tempo di permanenza aumentano anche le probabilità che si verifichi il reflusso gastroesofageo.

3)Un’altra, terza causa può dipendere dalla motilità dell’esofago, ovvero la sua capacità di far “scivolare” verso il basso il cibo.

Le alterazioni salivari, allo stesso modo, possono predisporti alla malattia del reflusso e alle sue conseguenze. La saliva, infatti, essendo ricca di bicarbonati è in grado di assorbire piccole quantità di acido provenienti dallo stomaco.

Non è un caso che chi soffre di reflusso gastroesofageo abbia spesso un’ipersalivazione, ovvero il modo in cui il nostro organismo cerca di difendersi dagli acidi.

Se il PH salivare si altera, in questo caso si riduce, si abbassa tale protezione e l’esofago è maggiormente esposto all’attacco dell’acido.

Quanto alla peristalsi esofagea, è il meccanismo con il quale il nostro esofago spinge verso il basso il cibo (movimenti ritmici) e, insieme allo stesso, anche i reflussi acidi fisiologici. Se funziona male, questi non vengono rispediti al mittente, ovvero lo stomaco.

Altre cause sono:

  • la gravidanza, dove la pressione del feto comprime lo stomaco e, così facendo, facilita la risalita dell’acido
  • l’obesità, dove il grasso addominale svolge una funzione analoga a quella del feto
  • il fumo, il quale altera la composizione salivare, le funzioni dello sfintere e aumenta la secrezione dell’acido da parte dello stomaco
  • l’ansia e lo stress, i quali, seppur non causa diretta, ne possono aumentare i sintomi
  • l’ernia iatale, specie si dei grosse dimensioni

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Reflusso gastroesofageo: ecco i sintomi con i quali si presenta

Due sono i sintomi più evidenti e facilmente associabili al reflusso gastroesofageo:

  • Bruciore dietro lo sterno (o pirosi retrosternale), il quale si avverte anche posteriormente, fra le scapole, o al collo fino alle orecchie
  • Rigurgito acido (percezione di liquido amaro o acido in bocca e all’inizio dell’esofago)

Considerati solo questi due sintomi, è praticamente possibile affermare che a soffrirne è il 30% degli Italiani!

Tra l’altro, per chi soffre di reflusso, questi sono sintomi ben noti e fastidiosi. In alcuni casi, sono costanti durante la giornata. In altri, si presentano a fasi alterne, specie dopo i pasti o quando si è sdraiati.

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Ci sono alcuni sintomi correlati, che in alcuni casi possono ricondursi a questa patologia:

  • Dolore toracico (simile a quello correlato ai problemi cardiaci)
  • Singhiozzo
  • Laringite cronica
  • Raucedine
  • Abbassamento della voce (disfonia)
  • Difficoltà a digerire
  • Disfagia (difficoltà nella progressione di cibo lungo l’esofago)
  • Nausea
  • Nodo alla gola e difficoltà a ingoiare (o deglutire)

Reflusso gastroesofegeo: conseguenze (se non curato)

Abbiamo aperto questo articolo dicendo che molti di quelli che ne soffrono, sottovalutano le complicanze che tale patologia può generare. Per questo, di seguito indichiamo a cosa ci riferiamo:

  • Lesioni della mucosa esofagea (esofagite). Inizia come infiammazione (provocato dai succhi gastrici) e si trasforma in logoramento. Le lesioni sono classificate in 5 livelli di gravità, fino ad arrivare a vere e proprie perforazioni (ulcere) dell’esofago.
  • Esofago di Barrett, ovvero la complicanza più grave. Alcune cellule dell’esofago vengono sostituite con altre più simili al rivestimento dello stomaco. Tale alterazione può essere reversibile o cronica. Nel secondo caso, viene considerata come stato  precanceroso. Tale condizione patologica si rileva con un’endoscopia e viene confermata da una biopsia. È bene preoccuparsi di fare una diagnosi accurata (e tempestiva!) per evitare che il reflusso evolva in un tumore, anche se questo avviene nei casi più gravi (1% di chi soffre di reflusso)

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Reflusso gastroesofageo: diagnosi

Come hai potuto constatare, i sintomi da reflusso sono piuttosto evidenti e facili da riconoscere:

  • Bruciore dietro lo sterno (petto) denominato anche pirosi retrosternale
  • Rigurgito acido in bocca

Di norma, questi sono già sufficienti per diagnosticare la malattia e far si che il medico ti prescriva una cura a base di gastroprotettori.

Se la condizione patologica non migliora, o si evidenziano segni di debolezza, dimagrimento, anemia, è probabilmente necessario effettuare alcuni test di approfondimento quali:

  • Gastroscopia (EGDS): per esaminare l’esofago, lo stomaco e il duodeno. Viene inserito nella bocca un tubo flessibile
    dotato di telecamera, attraverso il quale viene fatta passare anche una pinza bioptica per eseguire alcuni prelievi di mucosa (biopsia). Nei pazienti più sensibili e ansiosi, l’esame viene condotto anestetizzando il canale. Dura pochissimi minuti, ma può essere leggermente fastidioso, specie nei casi di forte infiammazione dell’esofago
  • Manometria esofagea: si introduce una sonda nel naso e si somministra acqua in piccole dosi. Serve a valutare la motilità dell’esofago
  • pH-impedenziometria delle 24 ore: si posiziona un sondino attraverso il naso e si fa arrivare fino all’esofago. L’esame dura 24 ore e verifica il quantitativo di materiale refluito (acido e non) nell’esofago
  • Esame radiologico del tubo digerente: il paziente assume un liquido di contrasto che permette di visualizzare l’anatomia e la funzionalità dell’esofago, dello stomaco, e delle prime aree dell’intestino

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Reflusso gastroesofageo: terapia

I primi suggerimenti del medico, di norma, riguardano lo stile di vita e le abitudini alimentari:

  • Riduzione del proprio peso (se si è sovrappeso)
  • Eliminazione delle sigarette (e simili)
  • Riduzione degli alimenti che provocano acidità (cioccolata, menta, caffè, alcolici, pomodoro, agrumi)
  • Riduzione, o meglio eliminazione, della carne del latte e derivati.
  • Evitare di andare a dormire dubito dopo i pasti (specie se abbondanti). Tre ore sono il minimo tempo richiesto, insieme a pasti leggeri di sera

Se questo tipo di precauzioni non sono efficaci, vengono allora prescritti dei farmaci:

  • Farmaci Antiacidi: hanno il compito di neutralizzare l’acido nello stomaco. Sono rapidi nella loro azione, ma servono solo a contenere i sintomi e non a risolvere il problema. Infatti, non possono guarire la mucosa esofagea da possibili erosioni (esofagite). Bisogna altresì evitarne l’abuso poiché possono provocare diarrea o stipsi.
  • Farmaci che riducono la produzione di acido: i cosiddetti H2 antagonisti (famotidina, ranitidina). Durano più a lungo dei primi, sono rapidi, ma il loro limite e che dopo un certo periodo di tempo smettono di funzionare
  • Farmaci che bloccano la produzione di acido: definiti come inibitori della pompa protonica (pantoprazolo, esomeprazolo, rabeprazolo, lansoprazolo, omeprazolo). Curano in modo più efficace le esofagiti (erosioni dell’esofago)
  • Farmaci procinetici: hanno l’obiettivo di migliorare lo svuotamento dell’esofago e dello stomaco, impendendo il rigurgito specie dopo i pasti (domperidone, clebopride, eritromicina, metoclopramide, levosulpiride)

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Se tutto ciò non dovesse funzionare, è allora il caso di intervenire chirurgicamente (misura estrema).

L’intervento è definito laparoscopia e si avvale di moderne tecniche mini invasive. Il suo scopo è ripristinare il funzionamento dello sfintere gastroesofageo.

Reflusso gastroesofageo: prevenzione

Come visto, il reflusso gastroesofageo può beneficiare da un cambiamento sia delle abitudini alimentari che stile di vita.

Di seguito, i consigli più frequenti:

  • Aumento dell’attività fisica
  • Mentenimento del peso forma
  • Astensione dal fumo
  • Evitare bevande alcoliche e gassate
  • Evitare alimenti ricchi di grassi o “reflussogeni” (cioccolata, menta, caffè, alcolici, pomodoro, agrumi, cibi fritti)
  • Evitare di coricarsi subito dopo i pasti
  • Seguire i principi della corretta alimentazione

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