Pubalgia – tutto quello che devi sapere per prevenirla

Salute da Redazione Iunoy,

PUBALGIA : DI COSA SI TRATTA

Nell’ambito della medicina sportiva, la patologia della pubalgia è sicuramente una delle più discusse data la sua complessità.

Una delle ragioni di questa difficoltà diagnostica è rappresentata dalla complessità anatomica dell’area pubica e dal frequente sovrapporsi, nel quadro clinico, di differenti patologie.

Si tratta di una sindrome dolorosa a carico della sede inguinale e/o pubica, sulla zona interna delle cosce.

Alla base di questa patologia, vi è praticamente sempre un sovraccarico funzionale di muscoli adduttori della coscia, al quale si sommano diversi microtraumi ripetutisi nel tempo.

È infatti attraverso la ripetizione di alcuni gesti e movimenti che, alla lunga, si può manifestare questa problematica.

Le vittime della pubalgia sono di solito gli atleti professionisti, ovvero coloro che sono maggiormente esposti al sovraccarico della muscolatura e, come detto sopra, alla ripetizione di determinati gesti atletici.

Tra le categorie più colpite vi sono senza dubbio i calciatori, ma anche coloro che praticano hockey, rugby e la corsa di resistenza.

 

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Ciononostante, anche tra coloro che praticano sport come la pallanuoto, la pallamano o il basket, la pubalgia può manifestarsi e, quindi, non sono esenti dal rischio.

In modo particolare, però, lo sono i calciatori che, per il fatto di compiere in maniera ripetuta alcuni gesti atletici, devono stare sempre all’erta. Tra questi:

  • Cambi di direzione
  • Scatti
  • Salti
  • Dribbling
  • Contrasti
  • Tiri e passaggi

Ovvero l’ABC per chi gioca a calcio, sia in allenamento che partita.

Un altro elemento che incide negativamente sulla comparsa della pubalgia è rappresentato dal terreno di gioco / allenamento.

In ambito calcistico, anche il continuo atteggiamento iperlordotico al quale i calciatori sono soggetti ha un ruolo aggravante in materia di pubalgia e, quindi, sul loro stato clinico.

La pubalgia può essere classificata in tre macro-aree:

  1. Tendinopatia inserzionale: riguarda i casi in cui la pubalgia è la conseguenza di microtraumi sui muscoli della coscia o addominali
  2. Sindrome sinfisiaria: in questo caso, i microtraumi sono indotti dai muscoli adduttori che, non avendo una meccanica bilanciata, producono uno stato di squilibro a carico del bacino
  3. Sindrome della guaina del retto addominale: conseguenza di una forte tensione nella muscolatura addominale, provata da un movimento brusco o sbagliato del calciatore, seguita da uno stiramento o compressione del nervo perforante 

 

PUBALGIA: LE CAUSE

pubalgia-cause-sintomi-rimedi-2È quindi utile comprendere quali possano essere le cause scatenanti questa patologia. Negli anni, ne sono state individuate addirittura 72, tra cui è bene menzionare: le patologie muscolari, le malattie ossee ed articolari, le malattie tendinee.

A queste possono essere affiancate le malattie infettive, tumorali, le borsiti, gli intrappolamenti nervosi, etc. Vi rientra, tra l’altro, anche un collegamento non corretto tra i denti e la mandibola che può destabilizzare tutto il sistema posturale e, conseguentemente, agire sulla zona pubica.

Come in tutte le patologie da sovraccarico, la ragione principale per la comparsa della pubalgia è sicuramente l’allenamento in condizioni di affaticamento.

Altri motivi scatenanti:

  • Le problematiche posturali dinamiche: correre, per esempio, in modo scorretto o avere degli appoggi sbagliati, possono portare alla comparsa della pubalgia. Un esempio in questo senso è il piede piatto.
  • Lo scarso equilibrio tra addominali e adduttori è un’altra casistica. Gli adduttori sono i muscoli che si inseriscono nel pube.
  • O la debolezza degli adduttori rispetto agli altri muscoli della coscia e del bacino
  • La lombalgia, che sul lungo periodo può infiammare gli adduttori e il retto addominale
  • La colite
  • Il sovrappeso
  • L’utilizzo di scarpe non adeguate
  • La pratica sportiva su terreno sconnessi o troppo duri

 

PUBALGIA: I SINTOMI

pubalgia-cause-sintomi-rimedi-3Viste le cause, ci interessa capire quali sono i campanelli di allarme.

I principali, con cui ci presenta la pubalgia, sono il dolore e l’impotenza funzionale. Questi sono strettamente connessi.

In termini clinici, si avverte una marcata dolenzia in tutto il distretto inguinale, in modo particolare a danno del retto addominale e degli adduttori, nella loro inserzione sul pube.

Qui, il doloro è nell maggior parte dei casi dovuto a tensioni muscolari eccessive, squilibri di forza e tensioni muscolari del gruppo dello psoas, degli adduttori, del quadrato dei lombi e del medio gluteo.

L’impotenza funzionale è conseguenza del dolore percepito e si presenta come un continuo bisogno di dover svuotare la vescica, pur se questa è totalmente vuota.

 

PUBALGIA: I RIMEDI

Ora che conosciamo di cosa si tratta, le cause e i sintomi con cui si manifesta la pubalgia, è chiaramente utile come poter intervenire.

In termini di trattamento della pubalgia, si consigliano innanzitutto un lavoro di allungamento e di stretching globale.

In termini classici, l’approccio riabilitativo prevede terapie fisiche che hanno lo scopo di ridurre il dolore, che di solito è molto forte e inibitorio.

Tra le cure più frequenti per ridurre la sintomatologia dolorosa:

  • Laserterapia
  • Tecarterapia (attivazione energetica del corpo)
  • Onde d’urto, in situazioni di calcificazione del pube

 

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A livello di cause, è sicuramente consigliato un lavoro sulla postura generale, sia a riposo che durante l’attività sportiva, che vada ad agire sulla lunghezza globale di tutti i distretti muscolari.

In particolare, sullo psoas, sul retto addominale e sulla catena dei flessori.

Per quanto possa sembrare distante, da non sottovalutare anche il regime alimentare.

La zone pubica è altamente complessa per quanto riguarda il circolo venoso e linfatico. Un’intossicazione degli organi interni può determinare un’amplificazione del dolore, portandolo anche sulle strutture muscolari più superficiali.

Infatti, dato che lo psoas è in grande continuità con il rene e l’intestino, uno stato di intossicazione o disidratazione può portare all’insorgere di problematiche quali la pubalgia.

Si intuisce pertanto come, anche le abitudini di vita che vanno oltre l’attività sportiva in senso stretto, siano fondamentali per proteggersi dall’insorgere di questa patologia.

 

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Altro rimedio, in questo caso esterno, è costituito dall’utilizzo di plantari correttivi proprio per mantenere in maniera corretta l’assetto strutturale.

Tuttavia, come in tutte le circostanza, una buona abitudine preventiva è meno costosa e più indicata, al fine di non doversi ritrovare a gestire dolore e riabilitazioni indesiderati, visto che non si sa mai quando capitano.

Per esempio, una corretta ginnastica di allungamento può fare la differenza e mantenere i muscoli allenati, quindi maggiormente pronti ad eventuali sovraccarichi.

A volte, la migliore strategia di prevenzione è anche quella di fermarsi per tempo non appena ci si rende conto dei primi, timidi fastidi descritti in precedenza. Meglio, in tal caso, dedicarsi a quelle attività fisiche che non producono conseguenze negative in termini di pubalgia.

Nel caso in cui i sintomi diventassero persistenti, la cosa più indicata da fare, come sempre, è rivolgersi a uno specialista prima che la situazione diventi grave e richieda uno stop per un lungo periodo di tempo.

Date tutte queste indicazioni, si può comunque dire che esistono delle accortezze e delle buone abitudini che, se eseguite con regolarità, posso aiutarti a prevenire la pubalgia. Per esempio:

  • Lavora sul potenziamento della muscolatura addominale, almeno due volte alla settimana
  • Rinforza gli ischio-crurali, questo una volta alla settimana
  • Preoccupati di allungare la zona lombare e gli ischio-crurali usando il metodo Wharton
  • Prima di ogni prestazione sportiva, riscaldati con una corsetta lenta di 8-10 minuti ed effettua andature come la corsa calciata dietro, le adduzioni e abduzioni delle gambe, gli scivolamenti e la corsa laterali, lo skip, e via dicendo
  • Svolgi esercizi propriocettivi, utili anche per la prevenzione di lesioni al legamento crociato anteriore e di distorsioni alla caviglia. Utilizza pedane instabili, le quali possono aiutarti a migliorare la sensibilità e il reclutamento dei muscoli stabilizzatori, compresi quelli coinvolti nelle sindromi retto-adduttorie
  • Prediligi lo stretching dinamico rispetto a quello balistico, evitando posture che richiedono un eccessivo affaticamento

 

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Rimanendo in tema di prevenzione, non solo della pubalgia, ma anche di altre patologie come la fascite plantare, la distorsione alla caviglia e la tendinite achillea, facciamo qui un cenno all’uso del kinesio taping.

Il kinesio taping una tecnica correttiva meccanica e sensoriale che agevola una migliore circolazione sanguigna e linfatica nell’area da trattare. In pratica, ‘informa’ il muscolo o l’articolazione coinvolta, producendo una superiore risposta muscolare e facilitando i processi di autoguarigione.

Con tale applicazione, la prevenzione è sicuramente più semplice e a portata di mano, visto che garantisce la massima efficienza delle prestazioni muscolari e articolari, e potenzia anche le caratteristiche organolettiche e motorie delle articolazioni e dei muscoli.

Nel kinesio taping, a seconda del livello di tensione, della forma del nastro e della direzione applicate, si possono ottenere 3 effetti:

  • Inibente o facilitante
  • Drenante
  • Analgesico

 

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