Appendicite: scopri le cause, i sintomi e come intervenire

da Redazione Iunoy,

APPENDICITE: DI COSA SI TRATTA

L’appendicite è uno stato infiammatorio (doloroso gonfiore) che interessa l’appendice veniforme, ovvero è una formazione tubulare facente parte dell’intestino crasso e collocata nella parte inferiore destra dell’addome.

Non è ancora del tutto chiarito il funzionamento dell’appendice. Alcune teorie sostengono che svolga un ruolo di secondo piano nel sistema immunitario, molti però la reputano del tutto inutile.

In ogni caso, la sua rimozione non sembra influire in alcun modo sulla salute di una persona, ed è per questo che si interviene con la sua asportazione mediante intervento chirurgico.

L’appendicite si manifesta prevalentemente in età infantile, ma può presentarsi anche durante l’adolescenza e l’età adulta. Qualunque sia il periodo, può creare grossi problemi all’organismo se non individuata per tempo.

Si tratta di una patologia piuttosto comune, tipica dei paesi Occidentali, probabilmente dovuta a fattori quali l’eccessiva sedentarietà o una dieta squilibrata.

Colpisce più che altro giovani soggetti di sesso maschile. Ha le stesse probabilità di accadere prima del periodo della pubertà che dopo i 30 anni.

 

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APPENDICITE: LE CAUSE

Non sono ancora chiarissimi i fattori che scatenano l’appendicite, ma possiamo ricondurre le cause a due situazioni:

  • OSTRUZIONE: in tale caso, si tratta di un’ostruzione interna all’appendice, che può conseguire al ristagno di materiale ingerito
  • INFEZIONE: oppure all’ipertrofia dei follicoli linfatici appendicolari. Questi possono incrementare di numero e dimensioni in funzione di un’infezione virale a livello locale o generale (morbillo, tifo, gastroenteriti, infezioni respiratorie, mononucleosi, etc..).

Questa seconda ipotesi è perlopiù frequente nel periodo giovanile, visto che per soggetti superiori ai 30 anni i follicoli linfatici appendicolari sono in numero assai ridotto, continuando a diminuire fino alla loro scomparsa intorno ai 60 anni.

Per questa ragione, in età adulta l’occlusione dell’appendice è più frequentemente correlata al ristagno di materiale fecale e sali inorganici. O, in casi più rari, alla presenza di un corpo estraneo (es. calcoli biliari).

A prescindere dalla causa dell’occlusione, l’accumulo di muco, che viene prodotto e continuamente riversato nella sede intra-appendicolare senza trovare una via di sfogo, aumenta la pressione interna generando il dolore a cui è associata questa malattia.

L’aumento della pressione ostacola la perfusione dell’appendice, fino a causare la stasi linfo-venosa, una compromissione arteriolare e la conseguente ischemia tissutale.

Tra le tipologie di appendicite, in ordine di aggravio della condizione:

  • Il diminuito apporto di sangue e la stasi linfatica determinano l’attivazione negativa dei batteri che normalmente popolano l’appendice senza (in casi normali) causare alcun danno. Ciò determina l’appendicite acuta catarrale.
  • Se l’infiammazione sopra persiste, allora l’ulcerazione batterica creata alla mucosa, che si associa alla ridotta vascolarizzazione (circolazione del sangue), causa la formazione di pus (appendicite suppurativa)
  • Qualora il processo non si arresti, la compromissione del drenaggio linfovasale si combina con la comparsa di folocai gangrenosi (appendicite acuta gangrenosa)
  • Il passaggio successivo è la perforazione delle viscere e possibile conseguente estensione dell’infiammazione al peritoneo parietale. A questo punto, lo stato infiammatorio è capace di estendersi verso tutte le strutture e tessuti vicini (appendicite acuta perforata). È in questa fase che i soggetti colpiti avvertono lo spostamento del dolore dall’ombelico e basso ventre, verso l’osso dell’anca
  • L’ultimo stato è la peritonite generalizzata, ovvero la condizione più grave dell’appendicite che, se non presa per tempo, può risultare letale per l’essere umano

 

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APPENDICITE: I SINTOMI

Il classico sintomo abbinato all’appendicite è il dolore addominale, di solito improvviso, che, seppur circoscritto nella zona intorno all’ombelico, può diffondersi nell’arco di 12-24 ore, irradiandosi nella parte bassa, destra, collocandosi tra l’ombelico e la punta dell’anca, producendo una contrazione muscolare localizzata.

A volte compare anche di notte e obbliga il soggetto al risveglio. Può, come detto, aumentare nel giro di poche ore e, soprattutto, si acuisce con i movimenti, colpi di tosse e starnuti.

Tuttavia, la posizione del dolore può variare in funzione dell’età e della posizione anatomica dell’appendice, quindi ci saranno differenze tra i bambini e le donne incinta, piuttosto che tra giovani ed anziani.

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Potrebbe anche manifestarsi nella zona del basso ventre.

Altri sintomi che possono essere ricondotti (anche) all’appendicite sono:

  • gonfiore addominale
  • incapacità ad espellere gas
  • diarrea o stitichezza
  • mancanza di appetito
  • febbre
  • vomito
  • nausea

APPENDICITE: DIAGNOSI

Ovviamente, data la rapidità con cui si aggrava la malattia, è opportuno contattare immediatamente il medico non appena si ha il sospetto che si tratti di appendicite.

Anche perché non esiste alcun trattamento farmacologico per curare definitivamente l’appendicite. L’unica opzione disponibile ed efficace è l’intervento chirurgico.

Se un individuo presenta i sintomi classici dell’appendicite, descritti sopra, è probabile che il medico suggerisca immediatamente l’esportazione dell’appendice prima che scoppi (ricordiamo che essendo ostruita è soggetta a pressione).

Nel caso in cui non fosse sicuro che il problema sia questo, potrebbe prescrivere alcuni esami diagnostici per confermare la presenza del problema.

È una strada che può essere percorsa anche nel caso in cui il soggetto non sia in grado di esprimere in modo chiaro i sintomi (per esempio, se si tratta di un bambino).

Possiamo dire che la diagnosi è ampiamente legata al tipo di dolore addominale che colpisce la persona.

Lo stesso può essere valutato facendo pressione su specifiche zone dell’addome, e valutando le reazioni conseguenti:

  • Contrattura dell’addome in segno di difesa
  • Sensibilità al rilascio in seguito a pressione sull’addome
  • Manovra di Rovsing. Con le dita e il palmo della mano si esercita una pressione sull’addome a livello della fossa iliaca sinistra. Quindi la mano viene spostata progressivamente verso l’alto a comprimere il colon discendente. Se la manovra evoca dolore nella fossa iliaca destra si dice positiva ed è un segno, incostante, di appendicite acuta.
  • Manovra di Psoas. Il muscolo destro psoas investe la pelvi vicino all’appendice. Flettendo questo muscolo si avvertirà dolore addominale se l’appendice è infiammata.
  • Sintomi del muscolo otturatore. Anche il muscolo otturatore destro passa vicino all’appendice. Il dottore fa un’analisi sui sintomi del muscolo otturatore chiedendo al paziente di sdraiarsi con la gamba destra piegata al ginocchio.
  • Alle donne in età feconda potrebbe essere chiesto di sottoporsi a un esame pelvico per escludere problemi ginecologici, che a volte causano dolori addominali simili all’appendicite.

 

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APPENDICITE: TERAPIA

Come detto, si tratta di un’emergenza medica per la quale non c’è soluzione farmacologia.

L’unica strada percorribile è l’intervento chirurgico, chiamato in termini tecnici appendicectomia, e serve a rimuovere l’appendice.

L’operazione può essere eseguita in due modi:

  • Laparotomia: sull’area inferiore dell’addome si fa un’incisione per rimuovere l’appendice
  • Video-laparo-appendicectomia: con strumenti più recenti, si riescono a fare incisioni più piccole. È un metodo che presenta meno complicazioni e permette un recupero più rapido.

Nel caso in cui si intervenisse tardi e l’appendice scoppiasse, si formerebbe un ascesso, ovvero una massa piena di pus, che può essere trattato durante l’operazione e drenato prima dell’operazione.

In attesa dell’intervento, è talvolta raccomandata l’assunzione di lassativi e farmaci analgesici (FANS), in grado, rispettivamente, di favorire la motilità intestinale e di alleviare il dolore lancinante.

La completa guarigione dall’intervento chirurgico avviene in 4-6 settimane. La limitata attivita fisica durante questo periodo serve alla guarigione dei tessuti.

Prevenzione

Nel 35% dei casi, l’appendicite è causata da coproliti (risultato dell’accumulo di materiale fecale) che si sedimentano in sede appendicolare.

Per questa ragione, una dieta ricca di fibre può ridurre il rischio di appendicite.

Tale ipotesi è corroborata dal fatto che l’appendicite ha una maggiore incidenza nei Paesi Industrializzati, dove la sedentarietà si somma ad una dieta raffinata e povera di scorie che, oltre a rallentare la velocità di transito intestinale, provoca un mutamento negativo della flora batterica (disbiosi).

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